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Nora calzava a Jim come un guanto. Escursione intorno al desiderio maschile e femminile

Journées d'étude "Désir d'homme et désir de femme, qu'est-ce à dire ?" (Milan, 17 et 18 septembre 2005)
DRAZIEN Muriel
Date publication : 10/01/2006

 

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Il mio punto di partenza è l'enigmatica opera di Joyce intitolata Esuli ("Gli esiliati") o meglio, secondo la traduzione di Lacan, "Gli esíli" - traduzione che, facendo leva sull'ambiguità semantica dell'originale inglese, scopre una dimensione metaforica del titolo che allude ai vari "esíli" del parlessere.

In un mio testo di qualche anno fa - "Il Ritorno"- mi sono già soffermata sulla questione - così problematica e centrale in questa opera di Joyce - di che cosa muova i vari personaggi di essa.

Per Richard-il poeta, sarà ciò che possiamo chiamare il suo "desiderio", il suo modo di agire nei confronti della donna che vuole fare sua, portandola con sé al momento di lasciare l'Irlanda, però senza sposarla. Ciò che si manifesta come il desiderio o il bisogno di Richard è avere la certezza che la sua donna lo abbia tradito (o lo tradirà) unendosi carnalmente al suo buon amico e ammiratore Robert. Tale adulterio (reale, sognato?) è ciò che Richard chiama la sua "ferita". Il poeta non si dà pace, spingendo Bertha su quella via che è lui ad aver tracciato per lei e rifiutando di dare - malgrado le proteste della donna - qualsivoglia spiegazione del suo istigare quest'ultima al tradimento. Come non ricordare, a questo proposito, l'analoga vicenda di Genet, altro "sant'uomo", che spingeva il suo amante e trapezista sempre più in alto sul trapezio fino a farlo effettivamente cadere?

Dal canto suo, dalla parte della donna, Bertha continua a professare il proprio amore per Richard, senza però permettere di essere da questi spinta sino a compiere un atto giudicato gratuito. La donna oppone resistenza al suo essere usata da Richard per i propri fini, anche se l'amico in questione è un suo ex-corteggiatore, qualcuno che in passato non le era dispiaciuto e che anche ora continua ad insidiarla. Bertha insiste nel volere da Richard una parola che la trattenga, che significhi un altro tipo di desiderio del proprio uomo nei suoi confronti.

Questo è in sintesi il gioco delle parti sulla scena.

A questo punto è necessaria una digressione che costituisce al tempo stesso una doverosa premessa per chiarire il titolo del mio intervento e che è una citazione tratta dal Seminario Le Sinthome: Nora è il nome della moglie di James Joyce e Jim è il nomignolo da costei coniato per rivolgersi al proprio marito.

Grazie all'instancabile lavoro agio-biografico degli studiosi e degli universitari già invocati da Joyce (il quale, come è ormai noto, predisse a quest'ultimi che si sarebbero occupati della sua opera per i 300 anni a venire) il carattere autobiografico dell'opera è stato ampiamente documentato. Ragion per cui non ci si stupirà se, nel corso del nostro esame, saremo facilmente indotti a slittare dal personaggio Richard all'autore Joyce, così come è altrettanto facile slittare dallo Stephen Dedalus di Ulisse e di Ritratto dell'artista da giovane allo scrittore in carne ed ossa. (Secondo Jean-Michel Rabaté di Lacan et la littérature Joyce stesso non sarebbe rimasto scioccato da tale procedimento visto che egli per primo era stato colto a scivolare dall'invenzione letteraria alla propria storia biografica). Tale tratto distintivo dell'approccio all'opera joyciana (e, cioè, la propensione del lettore a confondere il personaggio letterario con il suo creatore in quanto soggetto) non è dovuto al caso, ma, dopo il lavoro consacrato da Lacan a Joyce nel Seminario Le Sinthome, risulta in modo evidente legato alla specificità dell'ego dell'autore. L'ego di Joyce non è ancorato in modo fermo ma, in quanto supporto dell'immagine del corpo, è ciò che, con quell'immagine, si arrotola via alla fine del Seminario stesso. Corpo e nome sono infatti per Joyce intimamente legati.

Perché definire Esuli un testo "enigmatico"? L'enigma è, secondo Lacan, una enunciazione senza enunciato. Non solo non sappiamo chi è e come si chiami il soggetto con cui abbiamo a che fare (e sappiamo l'importanza del nome per Joyce, del farsi un nome, un nome che lo distingua del padre inadempiente), ma abbiamo anche l'idea che il gioco dei desideri sulla scena dipenda da ciò che è successo in un tempo precedente, da qualcosa che non sappiamo e che è il vero motore di tutta l'azione. Si è perciò ipotizzato un possibile adulterio di Nora prodottosi nel passato, in un passato risalente a un tempo prima che Joyce ne facesse la conoscenza, cioè a un passato mitico causa della ferita che tormenta Richard. Qualcosa di molto forte è in opera, più forte della gelosia, del tradimento, dell'attrazione sessuale, qualcosa che non viene detto. Mal si sopportano questa inconcludenza, l'effetto erratico dell'azione, giacché i vari discorsi non sembrano incontrarsi mai. (I desideri non colgono il bersaglio, l'incontro è mancato.)

Esuli è l'unica opera teatrale di Joyce. Si tratta di una sorta di vero e proprio montaggio, nel senso in cui una messa in scena viene "montata". È il montaggio del fantasma, forse il fantasma di Joyce o almeno il fantasma che questi vuole prestare al suo personaggio - il poeta Richard (in ogni caso è il desiderio di Joyce a significare questo fantasma). Il personaggio Richard è esule dal proprio paese esattamente come Joyce lo era al momento di scrivere Esuli, a Trieste.

Se la sessualità del soggetto nevrotico costituisce il suo sinthome aldilà dei sintomi e se il passaggio dall'uno all'altro tipo di sintomo costituisce ciò che Lacan chiama l'ombelico della struttura soggettiva, il cardine di tale passaggio è costituito da una père-versione. Questa è, almeno, la lettura che Lacan dà del caso Joyce. La père-versione, l'amore del padre castratore, rappresenta - nel "caso" di Joyce - un elemento marcato. Esso è l'elemento che imprime un colore particolare a ciò che ci permettiamo di chiamare "desiderio" o "fantasma."

Lacan ha, a questo proposito, incentrato il proprio interesse sull'incidente - descritto in Ritratto dell'Artista da giovane - in cui Stephen Dedalus viene picchiato da un gruppo di compagni. Il ragazzo sente in quell'occasione un disgusto per il proprio corpo, da lui avvertito come estraneo. Egli descrive un strano fenomeno: invece di provare rabbia e dolore per ciò che gli è capitato, ha l'impressione che il corpo lo abbandoni, al pari di una buccia che si stacca dal frutto.

"C'è in lui qualcosa che chiede solo di andarsene, di staccarsi, come una buccia. C'è gente che non è affetta dalla violenza subita nel corpo". Al contrario di ciò che testimonia Joyce nel suo racconto, c'è gente in cui "c'è qualcosa di psichico che viene toccato, che reagisce, che non si stacca". Il masochismo in quanto stimolo sessuale non è escluso nel suo caso - commenta Lacan. Ricordiamoci l'esperienza del Bloom dell'Ulisse nell'episodio di Circe. Il Richard de Esuli è intriso di masochismo nei confronti di Bertha e di Robert, giacché spinge questi ultimi a compiere un atto che potrebbe solo allargare ciò che egli chiama la sua "ferita". Nei Frammenti di dialogo per l'atto II Joyce annota le parole rivolte (parlando di Bertha) da Richard a Robert:

  • "Ho distrutto e ricreato a mia immagine una donna... L'ho portata con me in esilio e ora, la riporto qui, ricreata a mia immagine. E questo l'ho fatto per te".
  • Robert: "Allora non era gelosia quella che sentivi".
  • Richard: "Sentivo una cosa che ti dirò... un gran desiderio".
  • Robert: "Niente odio per me? Ma come è possibile?"
  • Richard: "Per quanto ne so, la gelosia, come la chiami tu, potrebbe essere proprio questo gran desiderio".

Mi è sembrato che per Joyce rimanesse, come riflesso dell'episodio descritto ( quello in cui si fa picchiare) il problema del rapporto con il proprio corpo. L'ego è l'idea di sé come corpo. Ma come fare a sentire il proprio corpo, cosa fare del corpo, di cosa è fatto lui (Joyce, Stephen o Blephen o Bloom - nomi intercambiabili, visto che Joyce e il padre del nome "sono della stessa materia") che non abbia a che fare con il corpo o con il nome? Come dare un nome al proprio corpo o dare corpo al proprio nome? "Abbiamo un corpo," dice Lacan, non si è il corpo. Esule dal proprio corpo, sorge il problema del contatto fra i corpi, "un contatto, un contatto," scrive Joyce nel Giacomo Joyce. Solo quando questo corpo è calzato (come un guanto), simile a due membrane incollate fra loro, si può sentire il proprio corpo attraverso "la pelle" dell'altro. Questa funzione di guanto è assolta dalla formosa Nora. (Di guanto, completo di bottone.)

Ciò che sottende l'azione - il gioco dei desideri - sulla scena de Esuli (il non-detto che ha da fare con la sessualità) è il fantasma di un contatto fra i corpi, realizzabile solo come rapporto di "guanto" con la propria donna. Lacan aveva annotato nel Sinthome quanto era inquietante sentire riferito da un uomo che aveva portato la moglie in grembo. E un riferimento che ho dovuto cercare parecchio prima di leggere nei Frammenti di dialogo (per l'atto II): "Sai cosa provo quando la guardo? Sento come se l'avessi portata io dentro nel mio grembo...

Conosciamo molte cose a proposito della sessualità di Joyce grazie a Ellman, alle lettere di Joyce al fratello Stanislaus, a una più recente biografia di John McCourt. Sappiamo ciò che lo scrittore pensava delle donne, il tipo di rapporto che egli ebbe con Nora che, come Molly Bloom, è consapevole di ciò che il suo corpo fa provare agli uomini. Nora, la "piccola Irlanda", "carina, poco colta e non molto fine" (Ellmann) sa di tenere i propri uomini in suo potere, ma insiste per occupare il posto di oggetto a; dello scarto soppiantato nelle attenzioni di Richard da Beatrice, abbandonata senza essere stata sposata, senza cognome come il figlio da questa avuto con quegli.

A proposito di Beatrice, l'altra donna in scena. Beatrice è lusingata dall'attenzione che Richard le rivolge, una corte che Joyce paragona a quella fatta dal "gatto al topo". Beatrice rifiuta di dichiarare i propri sentimenti per quanto Richard insista - nella sua vana curiosità - nell'interrogarla. Qual è il senso delle sue richieste di sapere, di sapere ciò che lei sente per lui se non "che cosa la fa godere", o "come facciano - Nora e Beatrice - a rinunciare a un godimento maschile?" Vuol dire che le donne possono rinunciarvi, possono farne a meno! Il godimento può limitarsi; c'è desiderio di altro. Ma questo è, per Joyce, un mistero. Può sembrar balzano parlare di desiderio di donna attraverso la finzione di un uomo. Infatti l'inconcludenza de Esuli dipende dal fatto che l'autore non riesce a formulare quest'"altro" che le donne desiderano.

Il desiderio della donna è di una parola -una parola che la rilasci dalla sua posizione fallica (di Musa, Tentatrice, Adultera) e che le permetta di occupare lo spazio di oggetto-causa-del-desiderio.

Per Joyce un rapporto di tipo esclusivo con la donna assume per lui capitale importanza, con una donna che egli tiene a chiamare la Sua donna perché è La Donna. Un allontanamento di questa, un suo momentaneo distacco lo riconduce all'angosciosa domanda sul suo misterioso godimento. Il suo stesso desiderio, essendo difesa dall'angoscia, è intinto del mistero che ha come effetto quello di tenere l'oggetto a distanza.

Se fantasma c'è, se questa messa in scena costituisce il sostegno di tale fantasma, si tratta allora del contatto (realizzato per il tramite della persona amata) con un altro corpo. Si tratta del fantasma di due uomini congiunti carnalmente tramite l'amore per la stessa donna.

In Appunti per Esuli, Atto II, Joyce scrive: "Bertha desidera l'unione spirituale di Richard e di Robert e crede (?) (qui l'uso del corsivo nella scrittura della parola crede, nonché il punto interrogativo (?) apposto da Joyce, indicano un'esitazione dello stesso autore - l'esistenza di un dubbio - nel sostenere ciò che Nora/Bertha crede (o non crede) - vale a dire ciò che lo stesso Joyce crede - , cioè che tale unione possa essere raggiunta e perpetuata attraverso il corpo. Il possesso fisico di Bertha da parte di Robert, prodottosi più volte, porterebbe i due uomini a un contatto quasi carnale. Lo desiderano essi veramente? Desiderano unirsi carnalmente attraverso la persona e il corpo di Bertha come altrimenti non potrebbero, e cioè senza insoddisfazione e senza degradazione? Desiderano unirsi carnalmente uomo con uomo come se fossero uomo con donna? E poi Richard... Egli sembra voler provare il brivido dell'adulterio in maniera vicaria, sembra - cioè - voler possedere una donna impegnata (Bertha) attraverso il membro dell'amico."

Sempre negli Appunti per Esuli Joyce scrive: "La riluttanza di lei a cedere, anche una volta esclusa la possibilità del concepimento, è la medesima o ne è una sopravvivenza? Oppure è la sopravvivenza (puramente fisica) delle paure di una vergine? Certamente il suo istinto può distinguere tra concessioni diverse e per lei la concessione suprema è ciò che i Padri della Chiesa chiamano emissio seminis inter vas naturale. Per quanto riguarda il compimento dell'atto in altro modo, esterno (per frizione o via orale), il problema deve essere ulteriormente approfondito. Permetterebbe lei alla propria concupiscenza di spingerla a ricevere l'emissione del seme di lui in un'altra cavità del corpo dove, una volta emesso, non vi possano agire le forze della sua carne segreta?"

Il desiderio dell'uomo è più subdolo; ci vuole il passaggio per il fantasma per poterlo leggere come desiderio di desiderio, o desiderio di congiungere corpo e parola. Questo Joyce riesce a compiere attraverso il suo sinthome, la sua scrittura "le cui tracce riconducono alla donna e a quell'impossibile che organizza la relazione tra i sessi". (Fanelli)

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