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Medicastri e marginali

MELMAN Charles
Date publication : 24/04/2019

 

Medicastri e marginali

Un tempo la questione che ci si poneva era quella di sapere quale fosse, per diventare psicanalista, la formazione meno peggiore: medica o filosofica?

Quella medica era giudicata fallace perché sostituisce l’osservazione all’ascolto e soprattutto perché positivizza il fallo scambiato per guardiano della vita, anziché (una volta negativizzato) del desiderio.

La filosofia si smarriva perché è guidata dal senso (quello “buono”), e trascura troppo il non senso, fondatore della nostra umanità.

Quanto al medico umanista, capace di riconoscere il primato del significante sul segno, è sparito da un pezzo.

Restava il linguista, ginevrino o americano, che quasi mai si è dato la pena (come Jakobson), di citare Lacan o di avviare una discussione pubblica.

Allora che cosa resta? Se non la deformazione operata sul nevrotico dai suoi piccoli guai – deformazione che potrebbe portare lontano se la nevrosi per l’appunto non lo impedisse. Ciò che definisce il nevrotico è la sua soggettività infelice: il padrone impedisce il povero caro di desiderare come vorrebbe. Alibi per viversi come il magnifico Uno che avrebbe potuto essere se l’Uno al potere non imbrigliasse un potenziale destinato a non veder mai la luce.

La formazione psicanalitica è sempre stata, come quella della Chiesa, grande fornitrice di marginali. Modalità di privilegiare l’ana(le) sulla lisi, cesura mediocre e facile da porsi, il che non le impedisce di essere vera.

Ch. Melman

10.04.2019

 

Traduction en italien par Janja Jerkov

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