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Del vento

MELMAN Charles
Date publication : 26/03/2018
Dossier : Traduction éditoriaux

 

Il comportamento degli allievi, dentro e fuori l’Ecole Freudienne, mi ha spesso interrogato sul risultato delle cure dirette da Lacan. Sembravano in effetti permettere più il libero corso della nevrosi anziché la sua risoluzione.

E d’altronde: quale risoluzione possibile, se si riconosce che il fantasma è protetto dalla dialettizzazione, che viene da questo regolata senza possibilità di deregolamentazione alcuna? E, però, mai senza la possibilità che una divisione (quella del soggetto) si produca rispetto ai significanti resi performativi proprio dal supporto che essi forniscono al fantasma: ciò che Lacan chiamerà poi “la passe”.

Si poteva trovare barocco lo spettacolo di una collettività di specialisti delle leggi generali dell’Inconscio abitati dalla passione di affermare la singolarità assoluta della propria soggettività. Giacché la soggettività è questo: un vento che spira tanto più forte quanto più vuole dar a credere la santità della bocca da cui esce.

Giustificazione del tradimento nei confronti di un padre abbastanza debole per lasciare il soggetto sofferente per il fatto che può contare solo su di sé.

Attorno a Lacan (vivo o morte, non fa differenza), è stato tutto un allegro tradimento, con la faccia di culo al posto della bocca giacché, se la voce è per sua natura fallica, quella del traditore, per essere seduttrice, ha prodotto solo il leggero surriscaldamento rilevabile in seno alle conventicole.

Come diceva Lacan, insegnando: “il mio unico torto è di essere qui”, giacché, da stupido qual era, non era riuscito a esistere a mo’ di corrente d’aria, per far piacere.

Ch. Melman - 17 marzo 2018

 

Traduzione : Janja Jerkov

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