Espace personnel

Accueil

Association lacanienne internationale

 

Esu-l(u)i

MELMAN Charles
Date publication : 04/12/2017
Dossier : Traduction éditoriaux

Una volta, come indica il nome del suo statuto, l’immigrato era un uomo. Nel paese di accoglienza si ritrova – a meno che quest’ultimo non accetti il comunitarismo –  Altro o straniero.

Come Altro viene femminilizzato, il peggior tradimento che si possa perpetrare nei confronti del padre; come straniero è la storia o la moda corrente nel paese di accoglienza a farne un interlocutore accettabile o un paria.

Così, nella mia infanzia, “polacchi coglioni”, “italiani pastasciuttari”, spagnoli e “fottuti arabi” erano tutta gente che toglie il pane di bocca ai francesi. Gli ebrei poi volevano solo il loro sangue. Siffatta pietanza è servita di fatto a nutrire bravi figlioli che ieri come oggi cantano la Marseillaise sui campi di battaglia o negli stadi.

Ora è la volta degli arabi. Non facciamo errori: la maggior parte di costoro contribuirà al genio francese, aggiungendovi ulteriore intelligenza. Ma fra questi vi è anche chi si sente frustrato se il paese di accoglienza cessa di proporre un ideale, sostituendolo con un’astratta costruzione europea.

L’Europa resta un corpo mal definito – quale suo cittadino ne ha la rappresentazione? – e senz’anima – dalle banconote è persino sparita l’effigie dei suoi grandi – laddove occorre una forma abitata da un’anima per avere un cittadino. Tra costoro vi sono alcuni che una tale carenza – che viene a raddoppiare quella originaria – rende pieni di rabbia. Hanno diritto all’errore, poiché i servitori della laicità – privi di un riferimento a Freud – sono maledettamente incapaci di insegnare loro quale sia un giusto rapporto con il padre.

Ch. Melman - 28 novembre 2017

Traduzione : Janja Jerkov

Espace personnel